Storytelling: storie, narrazione, comunicazione

V parte: Il rapporto tra chi parla, chi ascolta e lo spaziodi

L’elemento pubblico

Fino a questo punto, la nostra attenzione si è focalizzata su noi stessi, sulla preparazione del messaggio e su migliorare la nostra capacità di ascoltare gli altri. Ma la preparazione prevede anche un’esposizione del proprio lavoro a terzi, in cui c’è la possibilità di ricevere un immediato feedback. Fiorello, il noto comico e attore, una volta ha commentato e paragonato la bellezza di uno spettacolo teatrale rispetto a quello televisivo: nel primo puoi immediatamente vedere e conoscere la reazione del pubblico mentre nel secondo devi aspettare i risultati dell’auditel su quanti hanno guardato il programma in TV.

Figura 1 – L’esposizione a un pubblico è un fondamentale elemento da contemplare nelle tecniche di storytelling.

Figura 1 – L’esposizione a un pubblico è un fondamentale elemento da contemplare nelle tecniche di storytelling.

 

L’impatto con un pubblico in carne ed ossa è sempre molto forte; non importa quanto si è preparati a fare un discorso o una presentazione, ma quando ci si trova di fronte a degli uditori un momento di “panico”, più o meno grande, c’è sempre. Subito dopo, l’adrenalina prodotta dal nostro organismo ci dà l’energia per affrontare il “pericolo” …o per scappare, proprio come si faceva quando non si era ancora predatori bensì prede…

Figura 2 – Anche se forse non è quella più dignitosa, la fuga è comunque un’opzione sempre possibile… o che perlomeno fa parte del nostro ancestrale corredo di comportamenti.

Figura 2 – Anche se forse non è quella più dignitosa, la fuga è comunque un’opzione sempre possibile… o che perlomeno fa parte del nostro ancestrale corredo di comportamenti.

 

Public speaking

Per evitare di scappare a gambe levate dal nostro primo discorso in pubblico, in questo articolo proveremo ad affrontare quello che è il punto cruciale di tutto quello di cui abbiamo parlato fino ad ora, ossia la trasmissione a terzi del nostro messaggio, o per metterla in termini più semplici, il parlare in pubblico.

Nell’articolo sulla trasmissione del messaggio avevamo visto che lo schema del lavoro di storytelling ha la forma di un triangolo equilatero, ai cui vertici vi sono “EnergiaimmagineCorpo”. Questo stesso triangolo può essere utilizzato per mostrare lo schema di quello che succede durante l’esposizione al pubblico, in cui i nomi dei tre vertici cambiano e diventano “EspositoreAscoltatoreAmbiente”.

Espositore e ascoltatore

Fino ad ora abbiamo visto i primi due vertici del triangolo: il lavoro di chi presenta il discorso e anche il punto di vista di chi ascolta, creando così una connessione tra le due parti. Tale connessione è fondamentale, in quanto chi trasmette il messaggio ha bisogno di ricevere da chi ascolta l’attenzione e l’energia per proseguire nell’esposizione; al tempo stesso chi ascolta ha necessariamente bisogno che la trasmissione avvenga nel miglior modo possibile per stimolarlo a concentrarsi e a seguire l’espositore.

Se uno studente interrogato alla lavagna non ha studiato a sufficienza, il messaggio che trasmette è impreciso, insicuro e, di conseguenza, l’insegnante non sarà interessato a quello che lo studente dice, anzi ci rimarrà male; al contrario, uno studente che ha studiato e si sente sicuro stimolerà l’insegnante ad ascoltarlo, creando così tra i due una trasmissione reciproca di energia.

Un ulteriore esempio è durante un concerto o una messa in scena: un musicista o un attore che non si sono preparati o che non hanno l’energia giusta per stare sul palco provocheranno la noia e perfino il fastidio da parte del pubblico, che invece seguirà con maggiore attenzione l’attore e/o il musicista che si sono preparati e che dimostrano le loro capacità.

 

L’ambiente, il “teatro” dell’esposizione

Tuttavia abbiamo ancora il terzo vertice del triangolo da affrontare, l’ambiente, ossia lo spazio in cui trasmettiamo il messaggio: l’esposizione di un progetto avrà un peso diverso se usiamo le stesse identiche parole in un ufficio o durante una cena di lavoro.

Figura 3 – Lo spazio ha una importanza notevole nella trasmissione del messaggio: c’è differenza tra l’esposizione in un ufficio o sul palco di un teatro.

Figura 3 – Lo spazio ha una importanza notevole nella trasmissione del messaggio: c’è differenza tra l’esposizione in un ufficio o sul palco di un teatro.

Alcuni esempi di spazio dell’esposizione

Il regista Eugenio Barba, nella realizzazione del suo Vangelo di Oxyrhincus, dà una fortissima importanza allo spazio dove si muovono gli attori. [1]

“In uno spettacolo, pensai, l’attore è Dio […] è una forza che è presente ovunque, ma invisibile. Gli spettatori avrebbero dovuto percepire la presenza degli attori dappertutto […] Gli attori si muovevano dunque anche dietro gli spettatori…”

Altri drammaturghi prima di lui davano importanza alla scena, in quanto sosteneva la messa in scena degli attori. Rostand nel Cyrano di Bergerac dà una descrizione molto precisa di com’è fatto lo spazio dove avviene la scena tra Rossana, Cristiano e Cyrano.

“Una piazzetta nell’antico Marais. Vecchie case. Prospettiva di viottoli. A destra la casa di Rossana e il muro del suo giardino donde traboccano larghe foglie. Sopra la porta, finestra e balcone…”

E la descrizione non si ferma qui, continuando a indicare indicando ogni minimo dettaglio. [2]

Anche Anton Cechov ne Il giardino dei ciliegi specifica addirittura che nel Primo Atto:

“È l’alba: tra poco sorgerà il sole. È già maggio, i ciliegi sono in fiore, ma nel giardino fa freddo, c’è la brina.”

Anche se questo giardino non lo vedremo mai, in quanto il dramma si svolgerà sempre in casa, per l’autore resta fondamentale sottolineare l’ambiente a cui la narrazione è in qualche modo legata. [3]

Lo spazio “invalicabile” dello storyteller

Come accade per la letteratura teatrale, allo stesso modo anche per uno storyteller è importante l’ambiente in cui racconta la storia, poiché da questo terzo vertice si crea una sinergia tra chi parla e chi ascolta. Il luogo diventa pertanto una sorta di spazio “invalicabile” per qualsiasi forma di disturbo: durante una riunione di lavoro si tende a non fare entrare nessuno nell’ufficio, i cellulari vengono tenuti silenziosi se non per situazioni assolutamente necessarie, e ci si concentra unicamente su quello di cui si sta parlando.

Se lo spazio è invece uno spazio “violabile”, dove le persone possono entrare e uscire, dove chiunque può disturbare con argomenti o situazioni non attinenti a quello che si sta comunicando, diventa praticamente impossibile per chi trasmette il messaggio farsi ascoltare al meglio, se non usando metodi quali alzare la voce o comunque cercare di sovrastare gli altri, come avviene durante un comizio in piazza.

Figura 4 – La classica configurazione dell’aula universitaria aiuta a creare uno spazio in cui il messaggio si può trasmettere da chi parla a chi ascolta.

Figura 4 – La classica configurazione dell’aula universitaria aiuta a creare uno spazio in cui il messaggio si può trasmettere da chi parla a chi ascolta.

 

Uno spazio “invalicabile”, per chi ascolta è un aiuto a concentrarsi sul messaggio, e per chi parla è un aiuto a concentrarsi sulla trasmissione; un esempio può essere un’aula universitaria, dove gli studenti sono aiutati a concentrarsi sulla lezione e il professore può fare lezione.

 

I tre vertici del triangolo “Espositore – Ascoltatore – Ambiente”

Dunque spazio invalicabile —> migliore trasmissione —> migliore ascolto. Ma sbaglieremmo se pensassimo che lo spazio esista “di per sé” solo come vertice Ambiente del triangolo “EspositoreAscoltatoreAmbiente”.

Chi espone crea spazio

Infatti anche gli altri vertici del triangolo possono a loro volta “creare spazio”. Sì, lo spazio può essere creato anche da chi trasmette il messaggio. Abbiamo visto prima l’esempio del comizio: se chi presenta il comizio è una persona in grado di proporre argomenti interessanti, che attirano l’attenzione del pubblico, allora sarà proprio la sua capacità oratoria a generare un ambiente ideale dove si crea la sinergia. Questo, per esempio, era tipico della polis greca: durante i comizi politici, chi era più abile nell’arte oratoria riceveva l’attenzione e il consenso del pubblico.

Figura 5 – Anche chi parla ed espone può contribuire a creare uno spazio.

Figura 5 – Anche chi parla ed espone può contribuire a creare uno spazio.

 

Pertanto trasmissione corretta —> attenzione e ascolto —> spazio Invalicabile.

Chi ascolta crea spazio

E siccome abbiamo a che fare con un triangolo equilatero, dove tutti e tre i lati sono uguali, anche chi ascolta può generare uno spazio invalicabile: abbiamo visto prima l’esempio della riunione di lavoro, dove chi ascolta, volontariamente, tiene spento o silenzioso il cellullare e “rifiuta” eventuali estranei che potrebbero disturbare.

Figura 6 – Il Globle Theatre shakespeareano è un esempio di struttura in cui sono gli ascoltatori per primi a creare uno spazio invalicabile per l’esposizione.

Figura 6 – Il Globle Theatre shakespeareano è un esempio di struttura in cui sono gli ascoltatori per primi a creare uno spazio invalicabile per l’esposizione.

 

Nel Globe Theatre a Londra, una ricostruzione del teatro di epoca elisabettiana in cui venivano rappresentate le opere teatrali di William Shakespeare, lo spazio davanti al palco è uno spazio dove la gente sta in piedi ad ascoltare. Qui, mi è capitato di vedere gente del pubblico che aiutava chi aveva difficoltà d’ascolto o redarguiva chi invece disturbava, aiutando così a mantenere lo spazio invalicabil, di fatto supportando gli attori nella loro messa in scena.

Quindi ascolto voluto —> spazio invalicabile —> aiuto nella trasmissione.

 

Conclusioni

Lo spazio è un elemento fondamentale nell’esposizione pubblica di un messaggio da parte di un espositore verso un ascoltatore. Ma esso è un concetto complesso che oltre a crearsi sulla base di un vero e proprio ambiente fisico, viene favorito anche dalle azioni dell’espositore e dell’ascoltatore. Si tratta di un vero e proprio equilibrio tra queste tre componenti, che si aiutano fra di loro e generano energia, la quale poi aiuterà la creazione dell’immagine e il movimento del corpo; in maniera visiva, sarebbe un triangolo che al suo interno genera un altro triangolo.

Ai fini della fruizione di un buon messaggio, comunque, la responsabilità maggiore resta a carico del comunicatore: di fatto non importa quanto sia grande o meraviglioso ciò che si vuole dire perché anche le cose più semplici hanno valore se chi le comunica è in grado di dar loro quel valore, e dunque di stimolare l’ascolto del pubblico e creare un ambiente di comunicazione.

 

Riferimenti

[1] Iben Nagel Rasmussen, Il cavallo cieco, Bulzoni editore, 2006

 

[2] Edmond Rostand, Cyrano de Bergerac, Universale Economica Feltrinelli, 2009 (1a edizione francese 1897)

 

[3] Anton Čechov, Il giardino dei ciliegi, Einaudi, 1970 (1a rappresentazione russa 1904)

 

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Pubblicato nel numero
222 novembre 2016
Martina Rigoni è laureata in Performing Arts. Si occupa di "storie" nell'accezione più ampia possibile esplorando nuovi metodi di narrazione orale, anche attraverso il gioco ed il videogioco. Dal 2011 al 2015 ha lavorato presso la Compagnia di Storytelling "Raccontamiunastoria". Ha rappresentato la Federazione Italiana Storytelling alla Conferenza FEST (Federazione…
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